L’azienda che ascolta vince

ascolta

“io per la mia azienda ho sputato sangue, ho sempre dato il 110%”

Cosa si cela dietro una frase di questo tipo? Qual’è l’intenzione con la quale si pronuncia una frase di quel tipo e cosa vi fa pensare, quando ascoltate qualcuno che la pronuncia.

Ebbene, c’è una grandissima percentuale di dipendenti che pronuncia frasi di questo tipo, con l’intenzione non proprio positiva di evidenziare alcune mancanze o ingiustizie.

Dipendenti che hanno questa percezione, sono persone che sicuramente sono scontente, mugugnano e alla lunga trascinano altri nella loro stessa frustrazione.

L’ascolto è una chiave per il successo, non una perdita di tempo

Ma come si fa ad intercettarli?

Non è difficile intercettare queste persone, le vedi, sono sempre serie o eccessivamente amichevoli e sono spesso alla ricerca di qualcuno con cui condividere un loro stato che riguardi una mansione o una scelta aziendale.

Per evitare che queste persone diventino le prime pedine di un domino inarrestabile, bisognerebbe incominciare a vedere i propri dipendenti o collaboratori, come i primi stakeholders del progetto, senza il quale nulla può succedere.

Così come esiste la customer care sarebbe interessante fornire l’organizzazione di un employee care, con momenti di ascolto strutturati atti a far emergere sensazioni e dubbi agganciati al modo di operare. Non sto parlando solo di progetti di welfare.

Sto parlando di far sentire le persone coinvolte e non costrette, ascoltate e non giudicate, far sentire loro l’appartenenza e la fiducia. In molte realtà tutto ciò viene giudicato come superfluo, ma nelle realtà in cui viene operata un’azione di counselling aziendale, il clima si trasforma, diventa propositivo, diminuiscono le assenze e tutti sembrano più tranquilli perchè sanno di potersi esprimere senza costrizioni.

Buona vita … e buon movethelimit