Resilienza e resistenza emotiva, cosa sono e come funzionano

  • 0

Resilienza e resistenza emotiva, cosa sono e come funzionano

resilienza e resistenza emotivaLa parola resilienza grazie ai libri di Piero Trabucchi è balzata agli onori della cronaca come capacità di chi si “piega” ma non si spezza come tutti quegli atleti che affrontano sfori enormi nelle gare di lunga durata.

 

RESILIENZA E RESISTENZA EMOTIVA

Il riferimento in psicologia è dunque di chi affronta le sfide dure della vita, resistendo e uscendone addirittura più forte e a pensar bene mi viene da dire che ogni umano nella sua vita più o meno consapevolmente è resiliente almeno una volta.

Pensate solo allo sforzo di nascere, l’attimo resiliente per eccellenza, un momento che ci “stravolge” facendoci passare da un ambiente protetto al mondo carico d’insidie.

Come riusciamo ad affrontare quella sfida senza strumenti “apparenti” se non la semplice “forza” che ci appartiene per dna.

Pensate ora a cosa accade invece quando da grandi entriamo in una condizione di “sofferenza” e ci sembra di non farcela e qualche volta ci viene voglia di mollare o addirittura non proviamo neppure a metterci in gioco.

E’ tutto un bilanciamento tra i limiti reali e i limiti che ci autoassegnamo. Si tratta sempre di un momento che però, può fare la differenza.

La capacità di essere emotivamente resistenti e la resilienza vanno a braccetto e ci portano verso il traguardo che abbiamo scelto, sostenendoci nell’affrontare le fatiche e le insidie che ci si presentano durante il nostro cammino.

Ricordate che potete spostare il limite (#movethelimit) e di conseguenza allenare la resilienza potenziando la resistenza emotiva, basta ricordare che almeno una volta lo abbiamo fatto … quando siamo nati.


  • 0

Tutti pronti al cambiamento, ma …

Choices of a businessman

Choices of a businessman

Tutti vogliono il cambiamento, pochi, anzi pochissimi, sono disposti a cambiare per agevolare il cambiamento.

La resistenza al cambiamento, anche di chi potenzialmente lo vuole e lo auspica, è una resistenza, spesso passiva, fatta di pensieri, domande e tanto immobilismo, ma altrettanto spesso è fatta di azioni per la difesa di uno status acquisito e che si sente di dover mettere in gioco con la paura di perdere qualche cosa.

Ma allora perchè lo si vuole ma non si vuole cambiare? Semplice !! Nelle organizzazioni più o meno complesse mettersi in gioco per cambiare, vuol dire scoprirsi e far emergere qualche cosa di se, fino a ieri celata dietro un ruolo o una mansione. Questo livello presuppone molta conoscenza di se e di come funzionano le relazioni, e la paura di prendersi una responsabilità è una sfida molte volte insostenibile.

I cambiamenti organizzativi vanno a toccare “aree di confort” consolidate negli anni, dove la sicurezza del singolo si è costruita in “routine” giornaliere che hanno portato risultati non sempre eccellenti. Insomma in molti casi e in molti ruoli si sono create risorse che “vivono vita di quieta disperazione”, parafrasando il famoso film L’attimo fuggente.

La chiave di volta si chiama responsabilità. Responsabilità dei singoli ad informarsi per aderire al cambiamento con azioni reali, Responsabilità dei Dirigenti a guardare oltre la tecnica coltivando relazioni efficaci e facilitanti e Responsabilità della Proprietà a che tutto avvenga nel rispetto dei valori e dei principi dichiarati nella vision (Nel casi in cui non ci sia, crearla.  NordEst con oltre l’80% di aziende senza una vision)

In fin dei conti come umani siamo nel cambiamento continuo da che nasciamo … si chiama Vita!!!